Respiro profondo, un colpo di tosse... riprendiamo.
Barthelby smise di correre, trasse di tasca gli orsetti gommosi (non ricordava di averli pagati, ma che importanza ha ormai) e iniziò a masticarli. La durezza media dell'orsetto stantio è pari a quella delle pastiglie di ossido di uranio, utilizzate nella produzione di energia nucleare, anche il valore energetico è più o meno lo stesso, infatti, Barthelby ebbe voglia di camminare a lungo. Anche se non era riuscito a confondere i suoi pensieri sentì di essere sulla strada giusta, ma anche che fosse stato su quella sbagliata non faceva più alcuna differenza, e questo è il pensiero fondamentale che deve fare uno che vuole smettere di preoccuparsi di qualunque cosa. Iniziò a fluire dentro di lui una nuova forza data dall'inerzia: era il pensiero che cancella tutti gli altri, Barthelby capì che per fuggire all'azione, per liberarsi dalle costrizioni, doveva volare basso (o molto in alto), al di sotto (o ben al di sopra) dei radar della società, travestirsi da alienato solo per alienare tutto il resto da sé, dal proprio universo. Sarebbe stato imprevedibile, imprendibile.
Barthelby si abbandonò all'inerzia: si sentì privato delle ossa e pensò di cadere al suolo vittima di vertigini, ma fu solo un brivido fugace: sentì che aveva il peso del vento, il suo corpo si appiattì, gli organi si fusero tra loro, le parti molli e quelle dure divennero indistinguibili, era diventato come di carta, un foglio abbandonato nell'aria, sospinto dal vento e da tutte le forze del mondo. Nel suo nuovo stato Carthelby capì di poter andare ovunque, ma non gliene importava nulla, c'era solo la cognizione di quell'istante. Quando un vento smetteva di sostenerlo Carthelby disponeva ogni sua fibra per rimanere in aria e planare in attesa di un nuovo vento che venisse a sospingerlo, talvolta delle forti correnti ascensionali lo facevano accartocciare su se stesso, ma con abili virate si produceva in sinuose evoluzioni che lo portavano sempre più in alto. E così la terra sotto di lui mutava forma al mutare della sua prospettiva, se fosse salito abbastanza in alto avrebbe visto la linea dell'orizzonte incurvarsi e mostrare la sfericità della terra, ma la grazia del volo era già sufficiente a distrarlo.
Diventato esperto nel farsi trascinare dalle forze dell'aria, Carthelby si dispose a ridiscendere sulla terra, in pochi istanti il suo corpo ripercorse al rovescio le tappe della sua strana evoluzione: ricomparvero gli organi, gli arti si separarono e svilupparono tutte le loro giunture, i muscoli si attaccarono alle ossa e aumentarono di volume: per la prima volta nella storia l'uomo discendeva dalla carta.
Quel volo aveva completamente allontanato Barthelby dalla città: si guardò intorno, era in aperta campagna, non sapeva assolutamente dove si trovasse né da che parte fosse la città (probabilmente era alle sue spalle, nel caso voleste proprio saperlo), riprese confidenza con la sua ritrovata forma, con la sua nuova-vecchia prospettiva, sulla destra c'era una piccola collina, pensò di salirci, e tutte queste piccole occupazioni lo tennero lontano dal realizzare che in quel momento l'umanità era sparita.
venerdì 5 dicembre 2014
martedì 25 novembre 2014
Barthelby parte III
Non gli rimaneva che mettere in atto i suoi propositi per il resto della vita. Barthelby pensò che la prima cosa da fare fosse smettere di pensare, ma il pensiero di non pensare era impensabile anche per lui (e francamente, caro lettore, sarebbe stato noioso seguire i pensieri di un uomo che non pensa un minimo), convenne con se stesso che la strada giusta da imboccare era quella di pensare fuori dagli schemi: non preoccuparsi più delle conseguenze delle proprie azioni, non pianificare nulla né tantomeno adattare il suo agire a cazzate come il pensiero degli altri o la fiducia nei mercati.
"Forse dovrei procurarmi dell'alcol per confondere meglio i miei pensieri" pensò tra sé mentre camminava verso il supermercato vicino. Entrò senza farci caso e iniziò a gironzolare fra i reparti con lo sguardo sperso tra le fughe del pavimento.
Camminava dentro al supermercato riflettendo sulla sua funzione, pensò a tutti i supermercati di tutto il mondo e, sebbene non ne avesse visti molti altri in altre parti del mondo, comunque né più né meno quanti possa averne visitati un uomo/ragazzo della sua età (il pensiero del numero esatto di supermercati da lui visitati lo tenne occupato per una mezz'oretta senza riuscire a ottenere un cazzo di dato matematicamente esatto), era certo che ognuno di essi avesse ben poco di diverso dagli altri, supermercati, cinema, centri commerciali, pompe di benzina, sono tutti non-luoghi identici in ogni parte del mondo, da qui o da un'altra parte non cambia una virgola, è come essere ovunque e da nessuna parte: "Dio solo sa quanti studi ci saranno riguardo alla 'corretta' - e pensò a lungo se quella parola avesse realmente senso in quel contesto - distribuzione della merce nei supermercati. Sempre la stessa, eppure, quando ti serve quel cazzo di pangrattato non lo trovi mai."
Pensare al pangrattato lo riportò sulla Terra: era riuscito a passare qualcosa come un'ora nel supermercato senza comprare da bere (il motivo apparente per cui doveva esservi entrato, vai cazzo!), in più aveva attirato l'attenzione di parecchi commessi in polo blu, palesemente incuriositi, quando non estremamente infastiditi, dalla sua presenza; con una mossa a sorpresa si presentò alla cassa e arraffò un discreto numero di orsetti gommosi, solo a lui era chiaro il perché: "lo zucchero incrementa l'effetto dell'alcol" - o qualcosa del genere. Uscito dal supermercato tentò l'en plein rovistando tra i cassonetti dell'immondizia lì fuori in cerca del famoso alcol di cui sopra; vennero fuori in tre in camice verde (ma non era grigio?) ma Barthelby li evitò scantonando lesto su una strada secondaria e si allontanò di corsa.
Bisogna che ti avverta, gentile lettore, che non ho idea di dove Barthelby si stia andando a cacciare, né tantomeno se almeno uno, tra lui, me e te, ci guadagnerà qualcosa andando avanti. Visto che, fortunatamente, non siamo in un libro, posso chiederti se finora ti sei annoiato o appassionato, e tu puoi rispondere quello che ti pare. Personalmente sono intenzionato a correre dietro a Barthelby finché il fiato mi regge, se mollo vedi un po' tu.
"Forse dovrei procurarmi dell'alcol per confondere meglio i miei pensieri" pensò tra sé mentre camminava verso il supermercato vicino. Entrò senza farci caso e iniziò a gironzolare fra i reparti con lo sguardo sperso tra le fughe del pavimento.
Camminava dentro al supermercato riflettendo sulla sua funzione, pensò a tutti i supermercati di tutto il mondo e, sebbene non ne avesse visti molti altri in altre parti del mondo, comunque né più né meno quanti possa averne visitati un uomo/ragazzo della sua età (il pensiero del numero esatto di supermercati da lui visitati lo tenne occupato per una mezz'oretta senza riuscire a ottenere un cazzo di dato matematicamente esatto), era certo che ognuno di essi avesse ben poco di diverso dagli altri, supermercati, cinema, centri commerciali, pompe di benzina, sono tutti non-luoghi identici in ogni parte del mondo, da qui o da un'altra parte non cambia una virgola, è come essere ovunque e da nessuna parte: "Dio solo sa quanti studi ci saranno riguardo alla 'corretta' - e pensò a lungo se quella parola avesse realmente senso in quel contesto - distribuzione della merce nei supermercati. Sempre la stessa, eppure, quando ti serve quel cazzo di pangrattato non lo trovi mai."
Pensare al pangrattato lo riportò sulla Terra: era riuscito a passare qualcosa come un'ora nel supermercato senza comprare da bere (il motivo apparente per cui doveva esservi entrato, vai cazzo!), in più aveva attirato l'attenzione di parecchi commessi in polo blu, palesemente incuriositi, quando non estremamente infastiditi, dalla sua presenza; con una mossa a sorpresa si presentò alla cassa e arraffò un discreto numero di orsetti gommosi, solo a lui era chiaro il perché: "lo zucchero incrementa l'effetto dell'alcol" - o qualcosa del genere. Uscito dal supermercato tentò l'en plein rovistando tra i cassonetti dell'immondizia lì fuori in cerca del famoso alcol di cui sopra; vennero fuori in tre in camice verde (ma non era grigio?) ma Barthelby li evitò scantonando lesto su una strada secondaria e si allontanò di corsa.
Bisogna che ti avverta, gentile lettore, che non ho idea di dove Barthelby si stia andando a cacciare, né tantomeno se almeno uno, tra lui, me e te, ci guadagnerà qualcosa andando avanti. Visto che, fortunatamente, non siamo in un libro, posso chiederti se finora ti sei annoiato o appassionato, e tu puoi rispondere quello che ti pare. Personalmente sono intenzionato a correre dietro a Barthelby finché il fiato mi regge, se mollo vedi un po' tu.
lunedì 17 novembre 2014
Barthelby parte II
A ogni modo, dopo molte peripezie, Barthelby riuscì ad
addormentarsi profondamente. La sveglia suonò mezz’ora dopo. La sensazione fu
di vertigine, di ritorno dall’aldilà.
“Maaacheccazz…” - Disse. Il vomito venne subito dopo.
La nausea postuma da alcol scemò in qualche ora, quella più sartriana per l'umanità,
invece, aumentò. Il cocktail umorale che nacque dall’avvicendarsi di queste due nausee fu
straordinario: Barthelby decise tacitamente che non sarebbe andato a lavoro (o
a studiare) quel giorno, forse non avrebbe lavorato mai più. Non avrebbe fatto
più nulla in tutta la sua vita, e sperava che la sua vita fosse miserevolmente breve
perché ben conosceva le insidie che la noia tende ai buoni propositi, eppure era deciso: avrebbe preferito morire di noia piuttosto che fare qualcosa. Con questo proposito avrebbe potuto vivere mille anni senza fare nulla. Per contro, si accorse che non poteva rinunciare all'azione e mettersi a non fare nulla a casa, perché capiva che non
fare nulla è fare qualcosa, che era esattamente ciò che non voleva fare.
Di fronte a questo dilemma fondamentale la filosofia e le
scienze, così abili a dimostrare di volta in volta l’esistenza o l’inesistenza
di Dio o a svelare grandi misteri come: ‘ma come fanno i cioccolatini al caffè ad
avere dentro il caffè?’ si erano dovute arrestare davanti a questa annosa
questione. Il moto degli atomi in un organismo immoto, è questione di non poco
valore; da Leucippo a Democrito, da Yoda a Renzi, fare o non fare, fare non
facendo, l’umanità non ha mai conciliato l’incompatibilità
tra azione e inazione. Tuttavia, in quel giorno diverso in cui lui si sentiva
diverso,Barthelby pensò di poter dare una soluzione a questo stallo,
poteva sacrificare la sua vita sull’altare dell’inanizione, rendersi piccolo,
vacuo e vuoto al punto da scomparire come un’ombra tra le pagine di un libro ai
doveri cui la vita lo richiamava: per non fare qualcosa non potendo non far
nulla decise di uscire senza sapere dove andare, si disse che andare dove non
doveva andare era il primo passo per liberarsi dalla schiavitù delle
convenzioni: ‘perché mai non dovrei voler andare dove non ho motivo di andare?’
aveva concluso tra sé mentre si allacciava le scarpe trascurando la possibilità
di non allacciarle, prese il giubbotto più vicino alla porta e con gesto
calcolatamente insignificante uscì di casa per sempre.
sabato 15 novembre 2014
Barthelby parte I
Quella sera Barthelby andò a
dormire con la sensazione di essere infelice, una sensazione che potrebbe
sembrare comune e che lui stesso aveva provato in più occasioni, soprattutto dopo
una sbronza di eccesso, tuttavia, quella sera era diverso, lui era diverso,
come l’infelice che, guardandosi allo specchio, incrocia uno sguardo che non è
il suo. L’idea di continuare a vivere come aveva sempre fatto gli dava il
voltastomaco più dell’alcol, la sua vita era ridicolmente ordinaria,
insopportabilmente inscatolata come un vagone tra i binari, sempre nella stessa
direzione alla stessa velocità, più di tutte, le serate a bere insieme agli
amici, desiderosi di scacciare la routine gli pareva evocassero lo spettro dell’ordinarietà
con ancor più violenza delle giornate in cui era oberato di lavoro; le teste di
Patty e Selma, le insopportabili sorelle zitelle di Marge Simpson, penzolanti
trascinavano la sua testa verso il basso inarcando la sua schiena il cui dolore
lo invecchiava e lo abbruttiva tragicamente. Quello è il genere di dolore che
ci si porta dietro per tutta la vita, ti corrompe lentamente, ingrigisce i
capelli e invecchia la pelle precocemente, perdi la naturale attitudine alla
curiosità, finché quel dolore non diventa un irrinunciabile piacere, l’unico
reale, la condizione essenziale per essere davvero vivi. Cazzate; in quelle
giornate Barthelby si chiudeva in casa e rifiutava ogni contatto col mondo,
oppure chiamava a se tutte le forze sulle sue gambe irrancidite dal poco moto e
dal dolore alle ossa (o meglio alla percezione che aveva nel suo cervello delle
proprie giovani ossa) e si gettava nella mischia in qualche serata alcolica in
discoteca finché, sfiancato, non tornava a casa con Patty e Selma al collo e
uno sguardo estraneo negli occhi, Il che ci riporta all’inizio della storia:
Barthelby meditò a lungo (per quanto a lungo possa meditare su una cosa un uomo
ubriaco e assonnato) sull’idea di suicidarsi, pensiero che lo portò, inevitabilmente,
alla possibilità di masturbarsi, idea, questa, che prese in seria considerazione,
tuttavia l’alcol e la sonnolenza resero le sue manovre imprecise e inefficaci, allora
desistette e si concesse al sonno. Il pensiero che lo serrava non fu altrettanto
indulgente: si rifugiò nel suo Ego, prese in ostaggio l’Es, si asserragliò nel
Super-Ego, le sue richieste erano: un salvacondotto per il cuore, un cospicuo
versamento in un credito off-shore nella ghiandola pineale e uno stravaso di
bile nell’apparato digerente. L’inevitabile conseguenza fu una notte di merda:
gli acidi gastrici dilagarono nell’esofago senza mai spingersi oltre la laringe,
a meno che Barthelby non fosse disteso supino e chiudesse gli occhi ( o se si metteva
prono con gli occhi già chiusi), se si distendeva sul fianco sinistro, sua
posizione prediletta tra l’altro, pur provando meno nausea il pensiero di
vomitare e dormire sul suo vomito lo ripugnava: ‘meglio morire soffocati dal
proprio vomito’ – pensava, quanto al dormire sul fianco sinistro si diceva: ‘chi
diavolo potrebbe mai dormire sul fianco sinistro?’
giovedì 13 novembre 2014
Versi Romani
Un tempo ero il filo
Di mezzogiorno
Il sole oro
Marlboro doppie
Il cane inquieto
turbine del vento
Legato all'entrata
di un bar, in attesa
Il bicchiere è vuoto
Tutto il vino del mondo
Non basta
A colmare il fondo
Del mio cuore
Che resta
Di tutte le ore in cui
Ti aspetto tremante
Se oggi tremo
In un'altra alcova
Senza nome
Un cuore fumante
Senza amore
Per quello che ero
Per quella che sei
Per quello che sono
Per quella che eri.
Sono un rigurgito
d'immaginazione
In un recondito recesso
di procrastinazione
Uno slancio d'entusiasmo sconveniente
Nell'incongrua inconcludente
Danza dei convenevoli
Preambolo del sesso
Tolta l'elegia ho messo
Lacrime di tennent's
Il cane ha rotto il laccio
E vaga per il mondo
Libero dal suo abbraccio
Di mezzogiorno
Il sole oro
Marlboro doppie
Il cane inquieto
turbine del vento
Legato all'entrata
di un bar, in attesa
Il bicchiere è vuoto
Tutto il vino del mondo
Non basta
A colmare il fondo
Del mio cuore
Che resta
Di tutte le ore in cui
Ti aspetto tremante
Se oggi tremo
In un'altra alcova
Senza nome
Un cuore fumante
Senza amore
Per quello che ero
Per quella che sei
Per quello che sono
Per quella che eri.
Sono un rigurgito
d'immaginazione
In un recondito recesso
di procrastinazione
Uno slancio d'entusiasmo sconveniente
Nell'incongrua inconcludente
Danza dei convenevoli
Preambolo del sesso
Tolta l'elegia ho messo
Lacrime di tennent's
Il cane ha rotto il laccio
E vaga per il mondo
Libero dal suo abbraccio
venerdì 26 settembre 2014
Impressioni di settembre
Quante gocce di rugiada intorno a me
Cerco il sole, e si, c'è
Certi giorni sembrano dire che è come se non stessi più vivendo la tua vita così come te l'eri immaginata. Giorni senza sole, giorni di settembre. Impressione.
Eppure, nel momento peggiore, quando tutto cambia, c'è una scintilla, di speranza di divino quello che vi pare, ma la tua visione non è più la stessa, più lucida, indifferente all'apparenza, che pure se stai bollendo dentro come il mare in tempesta, dalla terra il mare sembra quieto, la tempesta a largo, nel profondo. Questo prodigio è dovuto solo a te, all'aver realizzato che, per quanto possa andare tutto male, la vita cambia e non e tu non puoi che andare avanti, la vita non si ferma e non ti puoi fermare.
E intanto il sole dalla nebbia filtra già
E il giorno come sempre sarà
Bentornato, vecchio Charles
Cerco il sole, e si, c'è
Certi giorni sembrano dire che è come se non stessi più vivendo la tua vita così come te l'eri immaginata. Giorni senza sole, giorni di settembre. Impressione.
Eppure, nel momento peggiore, quando tutto cambia, c'è una scintilla, di speranza di divino quello che vi pare, ma la tua visione non è più la stessa, più lucida, indifferente all'apparenza, che pure se stai bollendo dentro come il mare in tempesta, dalla terra il mare sembra quieto, la tempesta a largo, nel profondo. Questo prodigio è dovuto solo a te, all'aver realizzato che, per quanto possa andare tutto male, la vita cambia e non e tu non puoi che andare avanti, la vita non si ferma e non ti puoi fermare.
E intanto il sole dalla nebbia filtra già
E il giorno come sempre sarà
Bentornato, vecchio Charles
domenica 15 giugno 2014
L'importante non è partecipare
Sarebbe scontato iniziare una riflessione di questo tipo con la classica etichetta: "italiani, popolo di santi e di navigatori" ma, visto che oggi tutti usano il GPS e di santo c'è rimasto ben poco, l'unico luogo comune sugli italiani che può affiancare il classico "spaghetti-mandolino" è che siamo un popolo di allenatori.
Metto giù il mandolino e mi spiego.
Tutta questa premessa per arrivare a dire l'ovvio: il popolo. italiano è veramente unito solo se c'è di mezzo lo sport. Se il Risorgimento e la Guerra di Indipendenza fossero stati un trofeo calcistico l'avremmo vinto ben prima di Garibaldi.
Sarebbe la solita insulsa polemica dire che agli italiani importa solo del pallone; lo sport esercita il suo potere catartico su tutti gli uomini, non solo italiani, produce valori, fortunatamente non solo economici, che permangono nella vita di tutti i giorni. Dove sarebbe la Germania senza il sentimento di rivincita puntualmente accresciuto e frustrato dai nostri Azzurri!
Era il 2006 e, sebbene a nessuno fregasse dello spread (neanche adesso in fondo, però dicono che sia in calo...), ci sentivamo comunque con un piede nella fossa, condizione per noi fisiologica dai tempi di Romolo Augusto per non andare lontano; il calcio italiano era immerso fino alle orecchie nella melma di Calciopoli e, come dimostrerà la storia, continuerà a essere un mondo malato. Eppure, il calcio è anche una scatola magica che contiene i sogni collettivi, così la vittoria mondiale fu un meraviglioso canto del cigno che ci ha fatto dimenticare tutti i nostri guai fino ai successivi campionati Europei.
Andiamo ancora più indietro, all'estate fatale del 1948. L'Italia è in ginocchio dopo la guerra, ma è la stagione del ciclismo epico, fatto di strade che sono mulattiere tra le macerie, e si butta sangue sui pedali. Fuori da Montecitorio, Togliatti sanguina anche lui, gli hanno sparato. Si profila la guerra civile, ma dalla Francia arriva la notizia: Gino Bartali ha vinto il Tour. Gli italiani scendono i strada in bici con le bandiere al vento piuttosto che con le armi spianate. È una leggenda, si sa, ma nelle leggende c'è sempre un fondo di verità, un riflesso della realtà, e mentre fuori dagli stadi in Brasile continuano gli scontri, da noi Grillo tenta approcci con il tanto odiato Renzi e la strada sembra farsi in salita, diamo una lezione ai maestri inglesi, Marchisio-Balo, sembra discesa e non serve pedalare.
Metto giù il mandolino e mi spiego.
Tutta questa premessa per arrivare a dire l'ovvio: il popolo. italiano è veramente unito solo se c'è di mezzo lo sport. Se il Risorgimento e la Guerra di Indipendenza fossero stati un trofeo calcistico l'avremmo vinto ben prima di Garibaldi.
Sarebbe la solita insulsa polemica dire che agli italiani importa solo del pallone; lo sport esercita il suo potere catartico su tutti gli uomini, non solo italiani, produce valori, fortunatamente non solo economici, che permangono nella vita di tutti i giorni. Dove sarebbe la Germania senza il sentimento di rivincita puntualmente accresciuto e frustrato dai nostri Azzurri!
Era il 2006 e, sebbene a nessuno fregasse dello spread (neanche adesso in fondo, però dicono che sia in calo...), ci sentivamo comunque con un piede nella fossa, condizione per noi fisiologica dai tempi di Romolo Augusto per non andare lontano; il calcio italiano era immerso fino alle orecchie nella melma di Calciopoli e, come dimostrerà la storia, continuerà a essere un mondo malato. Eppure, il calcio è anche una scatola magica che contiene i sogni collettivi, così la vittoria mondiale fu un meraviglioso canto del cigno che ci ha fatto dimenticare tutti i nostri guai fino ai successivi campionati Europei.
Andiamo ancora più indietro, all'estate fatale del 1948. L'Italia è in ginocchio dopo la guerra, ma è la stagione del ciclismo epico, fatto di strade che sono mulattiere tra le macerie, e si butta sangue sui pedali. Fuori da Montecitorio, Togliatti sanguina anche lui, gli hanno sparato. Si profila la guerra civile, ma dalla Francia arriva la notizia: Gino Bartali ha vinto il Tour. Gli italiani scendono i strada in bici con le bandiere al vento piuttosto che con le armi spianate. È una leggenda, si sa, ma nelle leggende c'è sempre un fondo di verità, un riflesso della realtà, e mentre fuori dagli stadi in Brasile continuano gli scontri, da noi Grillo tenta approcci con il tanto odiato Renzi e la strada sembra farsi in salita, diamo una lezione ai maestri inglesi, Marchisio-Balo, sembra discesa e non serve pedalare.
sabato 8 marzo 2014
Sono candidato al Premio Nobel per la pace
Stoccolma, lì xx-xx-2014
Esimia Dott.ssa (Giò) Barbara D'Urso,
Siamo lieti di comunicarle la sua vittoria del Premio Nobel per la letteratura 2014 con il libro ___________________________ (Inserisca il titolo che preferisce, so' tutti na bomba aò). Sottolineiamo il valore di tale encomio del quale abbiamo il piacere di insignirla soprattutto considerato che con la sua opera ha superato la concorrenza del maestro Fabio Volo e della somma Benedetta Parodi.
Per il contributo dato, saremo lieti di ospitarla al Grand Hotel Chateau Briand in data xx-xx-2014 per consegnarle l'ambito riconoscimento a spese dell'umanità tutta.
Cordiali saluti
La commissione esaminatrice:
Martufello
Il pollo della pubblicità di Speedy Pollo
Peppa Pig
La Kamchatka
Il presidente:
Giuseppe Franco inteso "Pippo".
P.S. prego trattenere le lacrime per i fotografi.
Ebbene si cari amici, l'imprevedibile si è fatto probabile e alla fine è accaduto; non si tratta di artefatto posticcio ma di un prezioso reperto da me personalmente ottenuto tramite subdoli stratagemmi. Si lo so, penserete che è una minchiata ma non è così, vedrete vedrete...
Esimia Dott.ssa (Giò) Barbara D'Urso,
Siamo lieti di comunicarle la sua vittoria del Premio Nobel per la letteratura 2014 con il libro ___________________________ (Inserisca il titolo che preferisce, so' tutti na bomba aò). Sottolineiamo il valore di tale encomio del quale abbiamo il piacere di insignirla soprattutto considerato che con la sua opera ha superato la concorrenza del maestro Fabio Volo e della somma Benedetta Parodi.
Per il contributo dato, saremo lieti di ospitarla al Grand Hotel Chateau Briand in data xx-xx-2014 per consegnarle l'ambito riconoscimento a spese dell'umanità tutta.
Cordiali saluti
La commissione esaminatrice:
Martufello
Il pollo della pubblicità di Speedy Pollo
Peppa Pig
La Kamchatka
Il presidente:
Giuseppe Franco inteso "Pippo".
P.S. prego trattenere le lacrime per i fotografi.
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| A che t'avemo raccomandato, zì? |
Ebbene si cari amici, l'imprevedibile si è fatto probabile e alla fine è accaduto; non si tratta di artefatto posticcio ma di un prezioso reperto da me personalmente ottenuto tramite subdoli stratagemmi. Si lo so, penserete che è una minchiata ma non è così, vedrete vedrete...
sabato 1 marzo 2014
Chi c'è dietro Spotted Unibo? Intervista agli amministratori
Holà holà! Passo una volta tanto dal blog. Buttato giù articolo per The Bottom Up, sarà pubblicato nei prossimi giorni, intanto eccolo in anteprima!
Spotted fa ormai parte della vita social di ogni studente universitario e non solo. Nato da un progetto dello studente inglese nel 2010, Fit Finder (diretto antenato di Spotted) permetteva agli studenti dell'università di Londra di “avvistare” (in inglese to spot) le colleghe. Il sito inglese ha subito avuto decine di migliaia di seguaci, scatenando però la collera della UCL che ha costretto Fit Finder alla chiusura. Le idee, tuttavia, non si possono fermare: il fenomeno ha ripreso vita tramite Facebook e da qui ha spopolato in tutto il mondo. In Italia il fenomeno è approdato nel 2013 e l'Università di Bologna è stata tra le prime ad accoglierlo. Abbiamo intervistato gli anonimi amministratori della pagina dedicata all'Alma Mater.
Da quanto spotted unibo è online
Dal 23 Gennaio 2013.
SPOTTED UNIBO: INTERVISTA AGLI
AMMINISTRATORI
Nato nel 2010, Spotted è ormai una realtà consolidata del
web, conosciamo i gestori di Spotted Unibo.Spotted fa ormai parte della vita social di ogni studente universitario e non solo. Nato da un progetto dello studente inglese nel 2010, Fit Finder (diretto antenato di Spotted) permetteva agli studenti dell'università di Londra di “avvistare” (in inglese to spot) le colleghe. Il sito inglese ha subito avuto decine di migliaia di seguaci, scatenando però la collera della UCL che ha costretto Fit Finder alla chiusura. Le idee, tuttavia, non si possono fermare: il fenomeno ha ripreso vita tramite Facebook e da qui ha spopolato in tutto il mondo. In Italia il fenomeno è approdato nel 2013 e l'Università di Bologna è stata tra le prime ad accoglierlo. Abbiamo intervistato gli anonimi amministratori della pagina dedicata all'Alma Mater.
Da quanto spotted unibo è online
Dal 23 Gennaio 2013.
Come e a chi è venuta in mente
l'idea di fondare spotted unibo?
Un pomeriggio (o una sera, non so) due di noi stavano parlando del fenomeno Spotted che al tempo non era ancora arrivato in Italia (forse solo alla Bocconi pare, fatto del quale allora neanche eravamo a conoscenza perché nella ricerca su Facebook per qualche motivo non appariva alcuna pagina del genere) ma era già molto presente negli ambienti universitari all'estero, con i quali avevamo contatti per diversi motivi. E così, all'improvviso e più per scherzo che altro, balenò l'idea di portare il trend a Bologna. Anche se sapevamo che non sarebbe stato facile spiegare il funzionamento e rendere Spotted virale, in poche settimane l'entusiasmo degli utenti raggiunse livelli mai sognati.
Un pomeriggio (o una sera, non so) due di noi stavano parlando del fenomeno Spotted che al tempo non era ancora arrivato in Italia (forse solo alla Bocconi pare, fatto del quale allora neanche eravamo a conoscenza perché nella ricerca su Facebook per qualche motivo non appariva alcuna pagina del genere) ma era già molto presente negli ambienti universitari all'estero, con i quali avevamo contatti per diversi motivi. E così, all'improvviso e più per scherzo che altro, balenò l'idea di portare il trend a Bologna. Anche se sapevamo che non sarebbe stato facile spiegare il funzionamento e rendere Spotted virale, in poche settimane l'entusiasmo degli utenti raggiunse livelli mai sognati.
Immagino che l'anonimato sia fondamentale per voi, i
vostri amici sanno che siete i gestori di spotted?
Gli amici di Bologna no, a parte qualche rara eccezione (a volte alla lunga diventa impossibile mantenere il segreto, per motivi pratici). Agli amici che non hanno niente a che fare con Bologna lo raccontiamo generalmente senza problemi.
Gli amici di Bologna no, a parte qualche rara eccezione (a volte alla lunga diventa impossibile mantenere il segreto, per motivi pratici). Agli amici che non hanno niente a che fare con Bologna lo raccontiamo generalmente senza problemi.
Nella sua forma originale Spotted era rivolto ad
"avvistare" le ragazze, oggi a spottare
sono più i ragazzi o le ragazze?
In realtà non direi che Spotted fosse originariamente dedicato all'”avvistamento” di ragazze, anzi ci sorprende che la cosa sia stata interpretata in questo modo. Per noi Spotted è sempre stato rivolto allo stesso modo a ragazze e ragazzi. In effetti, anche per quanto riguarda le percentuali, la nostra impressione è che il numero di post scritti da ragazze e il numero di post scritti da ragazzi più o meno si equivalgano.
In realtà non direi che Spotted fosse originariamente dedicato all'”avvistamento” di ragazze, anzi ci sorprende che la cosa sia stata interpretata in questo modo. Per noi Spotted è sempre stato rivolto allo stesso modo a ragazze e ragazzi. In effetti, anche per quanto riguarda le percentuali, la nostra impressione è che il numero di post scritti da ragazze e il numero di post scritti da ragazzi più o meno si equivalgano.
Certamente i messaggi vengono pubblicati in forma anonima,
voi però conoscete tutti gli autori, vi è mai capitato di rivelare
l'identità di qualcuno o di essere in qualche modo "costretti"
a farlo?
No. Forse è difficile da credere, ma l'unico caso in cui riveliamo l'identità dell'autore/autrice di un post è quando riceviamo la sua espressa autorizzazione. Siamo molto corretti su questo, perché crediamo che sia fondamentale che i nostri utenti possano fidarsi di noi.
No. Forse è difficile da credere, ma l'unico caso in cui riveliamo l'identità dell'autore/autrice di un post è quando riceviamo la sua espressa autorizzazione. Siamo molto corretti su questo, perché crediamo che sia fondamentale che i nostri utenti possano fidarsi di noi.
Applicate una qualche forma di censura ai messaggi che
ricevete? Quali regole seguite nella pubblicazione dei messaggi?
Ovviamente una qualche forma di censura è d'obbligo, ma mentre prima cercavamo di darci delle regole precise, con l'esperienza abbiamo capito che l'unico criterio su cui è davvero possibile basarsi è quello del buonsenso. Comunque, in generale cerchiamo di evitare la pubblicazione di pubblicità varie (a meno che non si tratti di qualcosa che riteniamo davvero interessante per gli studenti), censuriamo i cognomi e le parolacce (dato che Facebook blocca i nostri profili personali quando qualcuno segnala i post, cerchiamo di essere molto attenti su questo punto), oscuriamo i visi nelle foto o non ne pubblichiamo direttamente, escludiamo a priori i post razzisti o troppo volgari.
Ovviamente una qualche forma di censura è d'obbligo, ma mentre prima cercavamo di darci delle regole precise, con l'esperienza abbiamo capito che l'unico criterio su cui è davvero possibile basarsi è quello del buonsenso. Comunque, in generale cerchiamo di evitare la pubblicazione di pubblicità varie (a meno che non si tratti di qualcosa che riteniamo davvero interessante per gli studenti), censuriamo i cognomi e le parolacce (dato che Facebook blocca i nostri profili personali quando qualcuno segnala i post, cerchiamo di essere molto attenti su questo punto), oscuriamo i visi nelle foto o non ne pubblichiamo direttamente, escludiamo a priori i post razzisti o troppo volgari.
Avete mai ricevuto minacce?
Sì, ma non abbiamo mai dato troppo peso a queste cose e
finora in effetti non sono rimaste altro che parole. In fondo siamo
certi di non fare niente di male, e comunque nessuno sa chi siamo.
Cosa cerca la maggioranza delle persone che vi contatta?
Qualcuno con cui fare sesso! Ma ci sono anche molti altri tipi di utente.
Qualcuno con cui fare sesso! Ma ci sono anche molti altri tipi di utente.
Avete guadagnato denaro grazie a Spotted?
No, a parte una cosa come 50€ al secondo Spotted Party. Tuttavia la possibilità di un guadagno – anche consistente – si è presentata più di una volta, soprattutto l'anno scorso, e anche adesso continuiamo a ricevere offerte di vari tipo ogni tanto. Il motivo per cui non accettiamo è da una parte che non abbiamo tempo di stare dietro alla cosa, dato che studiamo e già la pubblicazione dei post da sola comporta un certo impegno, e dall'altra che per noi Spotted non è nato come un modo per fare soldi, bensì come un modo per divertirsi, e così vorremmo che rimanesse.
No, a parte una cosa come 50€ al secondo Spotted Party. Tuttavia la possibilità di un guadagno – anche consistente – si è presentata più di una volta, soprattutto l'anno scorso, e anche adesso continuiamo a ricevere offerte di vari tipo ogni tanto. Il motivo per cui non accettiamo è da una parte che non abbiamo tempo di stare dietro alla cosa, dato che studiamo e già la pubblicazione dei post da sola comporta un certo impegno, e dall'altra che per noi Spotted non è nato come un modo per fare soldi, bensì come un modo per divertirsi, e così vorremmo che rimanesse.
Come pensate che si concluderà questa esperienza?
Passerete il testimone, chiuderete la pagina o continuerete finché
ci saranno "avvistamenti"?
Questa è una bella domanda, che noi stessi ci siamo posti più di una volta. Chiudere la pagina sarebbe impensabile. Anche se un giorno sarà morta, cancellarla vorrebbe dire perdere tutti i post, tutte le storie. Dovrebbe piuttosto rimanere lì dov'è, come un vecchio monumento che i nostalgici possono visitare. Se invece la pagina dovesse continuare a vivere ancora a lungo – cosa che noi ci auguriamo e in cui crediamo – il passaggio del testimone sembrerebbe in effetti la soluzione più naturale e più logica, ma ora come ora ci piange il cuore anche solo a pensarci. Mi diverte invece l'idea di immaginarmi a 40 anni con famiglia e/o carriera, eppure ancora admin di Spotted. Ma chissà, magari tra un paio di anni quest'idea non mi divertirà più come mi diverte ora e allora un ricambio generazionale sarà inevitabile.
Questa è una bella domanda, che noi stessi ci siamo posti più di una volta. Chiudere la pagina sarebbe impensabile. Anche se un giorno sarà morta, cancellarla vorrebbe dire perdere tutti i post, tutte le storie. Dovrebbe piuttosto rimanere lì dov'è, come un vecchio monumento che i nostalgici possono visitare. Se invece la pagina dovesse continuare a vivere ancora a lungo – cosa che noi ci auguriamo e in cui crediamo – il passaggio del testimone sembrerebbe in effetti la soluzione più naturale e più logica, ma ora come ora ci piange il cuore anche solo a pensarci. Mi diverte invece l'idea di immaginarmi a 40 anni con famiglia e/o carriera, eppure ancora admin di Spotted. Ma chissà, magari tra un paio di anni quest'idea non mi divertirà più come mi diverte ora e allora un ricambio generazionale sarà inevitabile.
Ormai conoscerete i segreti di molte persone, pensate di
ricattare qualcuno una volta o l'altra?No, sarebbe una mossa troppo bassa e per ora non abbiamo
neanche avuto motivo di ricattare nessuno. Poi certo, non si può mai
dire cosa porterà il futuro. (smile n.d.a)
Un'ultima domanda! Qualcuno di voi è mai stato spottato? (risponde una delle ragazze, n.d.a.)
Si (smile) io una volta. Non posso raccontare troppo, mi ha spottata un tipo che non conosco minimamente. Non ha scritto niente di dove mi avesse vista o altro, però sapeva il mio nome e cognome, il che è stato abbastanza creepy.
Un'ultima domanda! Qualcuno di voi è mai stato spottato? (risponde una delle ragazze, n.d.a.)
Si (smile) io una volta. Non posso raccontare troppo, mi ha spottata un tipo che non conosco minimamente. Non ha scritto niente di dove mi avesse vista o altro, però sapeva il mio nome e cognome, il che è stato abbastanza creepy.
giovedì 10 ottobre 2013
C'era una volta il West industrializzato
Buonasera cari amici,
Come qualcuno avrà notato la nuova stagione ha portato qualche piccolo cambiamento nella vita del blog, anzitutto mi sto costringendo a scrivere più spesso di quanto non facessi prima (ma tranquilli: la qualità, già bassa, non ne risentirà in alcun modo) e poi anche nello sfondo, più in linea con la strana congiuntura astrale che alcuni illuminati chiamano crisi economica.
Come ben sapete in questo blog non si fa politica, tutti testimoni che non si è mai parlato di Berlusconi né mai lo si farà (se qualcuno se lo fosse perso: la moneta), eppure oggi sono in vena di polemiche e quindi mi chiedevo: che fine ha fatto l'Occidente industrializzato? Dove sono i capitalisti senza volto? Dov'è finito il "siamo nati dalla parte giusta del Mondo"? Magari vi sembrerà meschino dirlo all'indomani della grande tragedia del mare (ma non pensatelo nemmeno, ne parleremo), però io me lo sto chiedendo.
In passato, prima ancora che la lira valesse cinquanta centesimi, quando ancora valeva cinquecentomila paperdollari e trenta pezzi da cinque del monopoli, quando si doveva far sentire in colpa un bambino che si lamentava per qualche futilità i genitori erano soliti dire al pargolo indolente: "Eh, allora Carlo Maria Karamazov della Coimbra della Rovere, non sai che sei nato dal lato del Mondo ricco e bello e fortunato? Ecco, torna a giocare con le tue azioni della Microsoft che papà deve andare a investire tutti i suoi soldi in azioni della Cirio e della Parmalat." Tempi felici, in cui i bimbi potevano giocare a Crack con azioni vere e i segnalini del Monopoli erano in oro massiccio. Poi venne l'Euro, ci dissero che era una cosa bella ma due strane sfere iniziavano a librarsi sempre più in alto fino a toccare il soffitto di casa ma non sapevamo che trattavasi di paterne gonadi ingrossate, a quei tempi non esisteva ancora l'Adsl e probabilmente nemmeno la masturbazione.
Fatto sta che nell'ultimo decennio la questione economica ha assunto una rilevanza sempre più grande e dal 2008 in poi è entrata prepotentemente nei nostri pensieri. Capite dove voglio arrivare e quindi glisso e vado oltre...
Come qualcuno avrà notato la nuova stagione ha portato qualche piccolo cambiamento nella vita del blog, anzitutto mi sto costringendo a scrivere più spesso di quanto non facessi prima (ma tranquilli: la qualità, già bassa, non ne risentirà in alcun modo) e poi anche nello sfondo, più in linea con la strana congiuntura astrale che alcuni illuminati chiamano crisi economica.
Come ben sapete in questo blog non si fa politica, tutti testimoni che non si è mai parlato di Berlusconi né mai lo si farà (se qualcuno se lo fosse perso: la moneta), eppure oggi sono in vena di polemiche e quindi mi chiedevo: che fine ha fatto l'Occidente industrializzato? Dove sono i capitalisti senza volto? Dov'è finito il "siamo nati dalla parte giusta del Mondo"? Magari vi sembrerà meschino dirlo all'indomani della grande tragedia del mare (ma non pensatelo nemmeno, ne parleremo), però io me lo sto chiedendo.
In passato, prima ancora che la lira valesse cinquanta centesimi, quando ancora valeva cinquecentomila paperdollari e trenta pezzi da cinque del monopoli, quando si doveva far sentire in colpa un bambino che si lamentava per qualche futilità i genitori erano soliti dire al pargolo indolente: "Eh, allora Carlo Maria Karamazov della Coimbra della Rovere, non sai che sei nato dal lato del Mondo ricco e bello e fortunato? Ecco, torna a giocare con le tue azioni della Microsoft che papà deve andare a investire tutti i suoi soldi in azioni della Cirio e della Parmalat." Tempi felici, in cui i bimbi potevano giocare a Crack con azioni vere e i segnalini del Monopoli erano in oro massiccio. Poi venne l'Euro, ci dissero che era una cosa bella ma due strane sfere iniziavano a librarsi sempre più in alto fino a toccare il soffitto di casa ma non sapevamo che trattavasi di paterne gonadi ingrossate, a quei tempi non esisteva ancora l'Adsl e probabilmente nemmeno la masturbazione.
Fatto sta che nell'ultimo decennio la questione economica ha assunto una rilevanza sempre più grande e dal 2008 in poi è entrata prepotentemente nei nostri pensieri. Capite dove voglio arrivare e quindi glisso e vado oltre...
...Ora, non eravamo la parte più ricca del Mondo? Non eravamo l'Occidente cattivo? Il compagnetto di classe ingordo che mangiava la merenda degli altri bambini dicendo agli altri bambini "Prova a dirlo alla maestra e t'inculo"? Eravamo quel bambino, un pargolo grassoccio con molti problemi. Ma allora perché il pargolo obeso adesso comincia ad essere affamato se ha mangiato le merendine degli altri? Non ci sono più merendine per nessuno! Ma chi se l'è fregate?
Siamo la generazione che più di tutte pagherà gli effetti di questa crisi, perché l'Occidente ha lasciato morire di fame tutto il mondo e adesso farà morire anche noi, che siamo l'Occidente, che siamo quel bambino grassoccio, cui non resta altro da fare che mangiarsi, letteralmente, le mani alla fine della ricreazione.
Con i suoi moncherini grondanti e il grembiule macchiato di sangue, il piccolo West corre verso la classe al suono della campana, la maestra richiama dolcemente i pargoli:
-"Bambini tornate in classe, qui fuori non c'è futuro"-
Buona lezione a tutti.
lunedì 7 ottobre 2013
Digerire è importante
Buonasera a tutti e bentornati da queste parti!
Come sempre torno al blog dopo una pausa in questo caso vagamente spiegabile col nome di (lunghissima) pausa estiva. Il fatto che abbia iniziato a piovere probabilmente è solo una coincidenza che infittisce il mistero sul mio miserioso ritorno al mio mis(t)erabile, mis(t)erevole blog.
Il mondo è molto cambiato da quando ho smesso di vagabondare da queste parti: a quei tempi non c'erano persone (spero di non sembrare razzista, o senza cuore, questi sono problemi gravi...) affette dalla cosiddetta "Sindrome della lattina onomastica", patologia terribile che porta sempre più persone a svuotare alacremente gli scaffali dei supermercati in cerca (del Sacro Graal direte voi, e invece no) di una lattina di Coca-Cola ( o bottiglia, o boccetta di Nutella, insomma contenitori vari) con impresso il loro nome. Ebbene, cari amici, ho visto persone rinnegare il proprio nome pur di avere un contenitore col proprio nome. Sono problemi gravi, ma non siamo qui per questo: "sono appena resuscitato, diamine!"
Dopo questa lunga pausa sento la necessità di ritornare a scrivere più spesso, anche se il mondo è cambiato, anche se io sono cambiato. Mi dispiace molto non essermi dedicato a dovere a questo blog in un periodo strano della mia vita, uno di quelli in cui ti accorgi di star diventando giorno dopo giorno una persona diversa; in questa fase di trasformazione sicuramente ha influito l'aver cambiato aria, l'essere andato a vivere in un posto diverso. Però, si sa, i cambiamenti, anche se positivi, fanno sempre un po' paura e abbiamo bisogno di tempo per digerirli (e io ho la digestione lunga!), alla fine però, una volta espulsi gli scarti della digestione, siamo di nuovo pronti per una nuova avventura. Con estremo piacere mi tiro su le brache e vi annuncio che, finita la digestione, è l'ora di riaprire il blog!
A breve novità!
Non dimenticate di mangiare molte fibre!
Tirate fuori la vostra tazza da orzo!
Tirate fuori la vostra tazza da orzo!
martedì 21 maggio 2013
Al buon Dio lassù piace la buona musica (Addio Ray Manzarek)
Ed eccone un altro che se ne va...
Mi ritrovo stasera a scrivere nel mio amato blog per porgere un doveroso saluto al grande Ray Manzarek.
Ray Manzarek, noto ai più per il mistero che avvolge il suo nome, o meglio il suo cognome che contiene un paio di lettere jolly di volta in volta estratte sulla ruota di Palermo, è stato un tastierista/pianista fenomenale, nonché fondatore di quel magnifico gruppo che erano i Doors.
Non starò qui a fare tanti discorsi scontati e che magari sarebbero pure doverosi però, cavolo, nel campo musicale sta avvenendo una fuga dei cervelli verso l'aldilà che ha un nonsocché di preoccupante, anche perché quando parti per l'aldilà, oh, è difficile che po si torni indietro, e non ci si può nemmeno sentire su skype perché da quelle parti non è ancora arrivato l'adsl, anche lì come, c'è solo Radio Maria, tutto il "santo" giorno, come quando stai facendo la Mareneve che non prendono i telefoni e la radio smette di leggere pure i cd, c'è solo la lava e Radio Maria. Ecco uguale. Però senza lava.
Ora, sarebbe facile cedere alle spiegazioni apparentemente logiche del tipo: "Eh ma i grandi del rock sono tutti coetanei certo che se ne vanno in fila indiana", d'altronde come ci insegnano Voyager e Mistero, il complotto è dietro l'angolo. Io dico che dietro la moria di grandi artisti (mi riferisco ad esempio al grande Jon Lord) c'è sempre la stessa persona, dietro tutte queste scomparse c'è... la mano di Dio!
I più saggi di voi avranno già chiuso questa pagina da un pezzo, ed hanno fatto bene! Perché al di là di tutte queste chiacchiere c'è il fatto che un altro grande musicista, per dirla biblicamente, "è tornato alla casa del padre" ma per nostra fortuna la buona musica resta qui a farci compagnia. E anche se nell'aldilà in questo momento suonano live musica da Dio, noi possiamo ancora deliziarci con quello che il grande Ray ha lasciato qui per noi...
Grazie di tutto Ray
Chissà che jammattini lassù con Bach e Jon Lord
La pioggia. E poi quelle note che cadono giù come gocce che formano le onde in uno stagno
Cavalca il serpente con quelle note allucinate
Light my Fire, che altro devo dire?
Mi ritrovo stasera a scrivere nel mio amato blog per porgere un doveroso saluto al grande Ray Manzarek.
Ray Manzarek, noto ai più per il mistero che avvolge il suo nome, o meglio il suo cognome che contiene un paio di lettere jolly di volta in volta estratte sulla ruota di Palermo, è stato un tastierista/pianista fenomenale, nonché fondatore di quel magnifico gruppo che erano i Doors.
Non starò qui a fare tanti discorsi scontati e che magari sarebbero pure doverosi però, cavolo, nel campo musicale sta avvenendo una fuga dei cervelli verso l'aldilà che ha un nonsocché di preoccupante, anche perché quando parti per l'aldilà, oh, è difficile che po si torni indietro, e non ci si può nemmeno sentire su skype perché da quelle parti non è ancora arrivato l'adsl, anche lì come, c'è solo Radio Maria, tutto il "santo" giorno, come quando stai facendo la Mareneve che non prendono i telefoni e la radio smette di leggere pure i cd, c'è solo la lava e Radio Maria. Ecco uguale. Però senza lava.
Ora, sarebbe facile cedere alle spiegazioni apparentemente logiche del tipo: "Eh ma i grandi del rock sono tutti coetanei certo che se ne vanno in fila indiana", d'altronde come ci insegnano Voyager e Mistero, il complotto è dietro l'angolo. Io dico che dietro la moria di grandi artisti (mi riferisco ad esempio al grande Jon Lord) c'è sempre la stessa persona, dietro tutte queste scomparse c'è... la mano di Dio!
I più saggi di voi avranno già chiuso questa pagina da un pezzo, ed hanno fatto bene! Perché al di là di tutte queste chiacchiere c'è il fatto che un altro grande musicista, per dirla biblicamente, "è tornato alla casa del padre" ma per nostra fortuna la buona musica resta qui a farci compagnia. E anche se nell'aldilà in questo momento suonano live musica da Dio, noi possiamo ancora deliziarci con quello che il grande Ray ha lasciato qui per noi...
Grazie di tutto Ray
Chissà che jammattini lassù con Bach e Jon Lord
La pioggia. E poi quelle note che cadono giù come gocce che formano le onde in uno stagno
Cavalca il serpente con quelle note allucinate
Light my Fire, che altro devo dire?
sabato 4 maggio 2013
Le morti cerebrali
Benvenuti nella mia cucina! Per coloro che sono degli habitué il benvenuti vale comunque visto che, come una serie tv all'inizio di una nuova stagione, non ci si vede da parecchio tempo e di cose ne sono cambiate un bel po'!
L'ultima volta in cui ho buttato giù le mie "riflessioni personali" è stato davvero molto tempo fa e da allora non ho scritto nulla diciamo di "personale" e nel cercare di trasformare i pensieri in parole mi sembra di parlare come il nano onirico di Twin Peaks. Probabilmente la mia poca dimestichezza con la tastiera del tablet rende da sé questo effetto che io mi limito a percepire.
Ma veniamo a noi. A muovere il mio impulso creativo non è tanto la divina ispirazione quanto una palla di peli e odio che mi si è bloccata in gola, insomma c'ho voglia di lamentarmi con qualcuno, voi, amici viandanti che accolgo in questa parca locanda di internet.
Come dicevo, di cose ne sono cambiate un bel po' anche se infondo i problemi che affliggono il mondo sono sempre gli stessi ed hanno un denominatore comune: la stupidità.
Badate bene, in linea di principio essere stupidi non è né una colpa né una punizione; stupidi ci si nasce e quando si fa una cosa da poco tempo non è che si può essere subito esperti, anche per fare il "mestiere del vivere" c'è bisogno di fare un apprendistato. In alcuni casi però, la maggioranza, questo apprendistato si conclude in maniera diversa da quella che ci si può aspettare, ecco che allora la stupidità sopravvive e assume la sua forma più cupa: l'ignoranza.
Anche lì, non è che tutti siamo ignoranti allo stesso modo (anche se un po' lo siamo tutti): c'è chi non sa cucinare, chi non sa fare le capriole, chi non padroneggia l'arte del rutto parlato e via dicendo. In questi casi di solito uno che non sa cucinare lo ammette apertamente e non si mette ai fornelli, così come quello che non sa fare la ruota non farà la ruota e quello che non sa parlare ruttando parlerà della sua inabilità per ruttare solo in seguito. Tutto questo va bene perché anche Socrate diceva: "Io so di non sapere" e lui faceva certi rutti che ti ci poteva recitare aoristo primo secondo terzo caffè e amaro!
Se il mondo si limitasse a dare asilo a questo genere di ignoranti sarebbe un posto migliore. Capita però che l'evoluzione abbia dato la posizione eretta a tutti gli uomini ma non lo stesso quantiativo di facoltà cerebrali, e da sempre chi ha meno è sempre tentato di nascondere le proprie mancanze e per non darlo a vedere ne spara di grosse, e con convinzione! Questo genere di persone è il più ignorante perché dice cose che non direbbero nemmeno i primi ominidi, con la proverbiale convinzione del podologo dinnanzi ad una verruca da estirpare. Spacciata per intelligenza, la loro ignoranza contamina la gente sana che deve perdere metà della propria giornata a pensare:"ma questo ci è o ci fa? " causando un incredibile rallentamento nel progresso dell'umanità tutta in ogni ambito dell'esistenza. Se non fosse per costoro probabilmente ci saremmo già liberati del dito piccolo del piede e avremmo già dispiegato le ali verso un futuro radioso in cui non esiste il terrore di sbattere contro gli spigoli! State attenti perché questi tipi sembrano esseri umani in tutto e per tutto ma c'è un modo per smasherarli: quando stanno per dire qualcosa con aria da premio Nobel per la paraculagine (un premio nel premio) in genere poi dicono o una stronzata colossale o una cosa talmente non intelligente da sembrare intelligente ma che a pensarci bene non lo è affatto (e questo secondo tipo è proprio tosto lo so!)! In genere quando questo accade tutt'intorno diventa ignoranza per cui state attenti! E ricordate: l'ignoranza miete ogni anno millioni di vittime tra la gente intelligente ma
proprio per la stessa natura di questa terribile piaga, nessuno lo sa!
Insieme possiamo farcela!
L'ultima volta in cui ho buttato giù le mie "riflessioni personali" è stato davvero molto tempo fa e da allora non ho scritto nulla diciamo di "personale" e nel cercare di trasformare i pensieri in parole mi sembra di parlare come il nano onirico di Twin Peaks. Probabilmente la mia poca dimestichezza con la tastiera del tablet rende da sé questo effetto che io mi limito a percepire.
Ma veniamo a noi. A muovere il mio impulso creativo non è tanto la divina ispirazione quanto una palla di peli e odio che mi si è bloccata in gola, insomma c'ho voglia di lamentarmi con qualcuno, voi, amici viandanti che accolgo in questa parca locanda di internet.
Come dicevo, di cose ne sono cambiate un bel po' anche se infondo i problemi che affliggono il mondo sono sempre gli stessi ed hanno un denominatore comune: la stupidità.
Badate bene, in linea di principio essere stupidi non è né una colpa né una punizione; stupidi ci si nasce e quando si fa una cosa da poco tempo non è che si può essere subito esperti, anche per fare il "mestiere del vivere" c'è bisogno di fare un apprendistato. In alcuni casi però, la maggioranza, questo apprendistato si conclude in maniera diversa da quella che ci si può aspettare, ecco che allora la stupidità sopravvive e assume la sua forma più cupa: l'ignoranza.
Anche lì, non è che tutti siamo ignoranti allo stesso modo (anche se un po' lo siamo tutti): c'è chi non sa cucinare, chi non sa fare le capriole, chi non padroneggia l'arte del rutto parlato e via dicendo. In questi casi di solito uno che non sa cucinare lo ammette apertamente e non si mette ai fornelli, così come quello che non sa fare la ruota non farà la ruota e quello che non sa parlare ruttando parlerà della sua inabilità per ruttare solo in seguito. Tutto questo va bene perché anche Socrate diceva: "Io so di non sapere" e lui faceva certi rutti che ti ci poteva recitare aoristo primo secondo terzo caffè e amaro!
Se il mondo si limitasse a dare asilo a questo genere di ignoranti sarebbe un posto migliore. Capita però che l'evoluzione abbia dato la posizione eretta a tutti gli uomini ma non lo stesso quantiativo di facoltà cerebrali, e da sempre chi ha meno è sempre tentato di nascondere le proprie mancanze e per non darlo a vedere ne spara di grosse, e con convinzione! Questo genere di persone è il più ignorante perché dice cose che non direbbero nemmeno i primi ominidi, con la proverbiale convinzione del podologo dinnanzi ad una verruca da estirpare. Spacciata per intelligenza, la loro ignoranza contamina la gente sana che deve perdere metà della propria giornata a pensare:"ma questo ci è o ci fa? " causando un incredibile rallentamento nel progresso dell'umanità tutta in ogni ambito dell'esistenza. Se non fosse per costoro probabilmente ci saremmo già liberati del dito piccolo del piede e avremmo già dispiegato le ali verso un futuro radioso in cui non esiste il terrore di sbattere contro gli spigoli! State attenti perché questi tipi sembrano esseri umani in tutto e per tutto ma c'è un modo per smasherarli: quando stanno per dire qualcosa con aria da premio Nobel per la paraculagine (un premio nel premio) in genere poi dicono o una stronzata colossale o una cosa talmente non intelligente da sembrare intelligente ma che a pensarci bene non lo è affatto (e questo secondo tipo è proprio tosto lo so!)! In genere quando questo accade tutt'intorno diventa ignoranza per cui state attenti! E ricordate: l'ignoranza miete ogni anno millioni di vittime tra la gente intelligente ma
proprio per la stessa natura di questa terribile piaga, nessuno lo sa!
Insieme possiamo farcela!
sabato 9 febbraio 2013
L'ombra elettrofoba del vulcano
Buonasera agli sparuti viandanti che ogni tanto capitano su questa landa desolata! Mi trovo scazzatissimo a scrivere queste poche righe tanto perché l'amarezza si è ormai impadronita di me medesimo per colpa della (nemmeno tanto) inaspettata mancanza di materiale per l'ultimo capitolo della mia tesi! Vado in cerca di blog che parlino della cara vecchia Bronte ma nada de nada! Eppure qualche mese fa, cioè quando sto lavoro doveva già essere bello che finito, qualcosina pareva esserci!!! Bah, a quanto pare il blog sta diventando una forma di comunicazione arcaica come le pitture parietali, i segnali di fumo e il rutto parlato.
Amici vi lancio un appello: se trovate qualche informazione utile fatemela sapere, cosicché possa io guarire dalla terribile sindrome-della-sbarretta-lampeggiante al quale sono costretto controvoglia!
Tante care cose.
Amici vi lancio un appello: se trovate qualche informazione utile fatemela sapere, cosicché possa io guarire dalla terribile sindrome-della-sbarretta-lampeggiante al quale sono costretto controvoglia!
Tante care cose.
sabato 11 agosto 2012
Dieci agosto - Due Donne (Una Prigione)
E siamo qui, nel pieno di una vacanza che non è una vacanza: l'estate di solito è periodo di sole, mare, divertimento, ombrelloni, alcol, gnocca e via discorrendo, ma grazie alla nobilissima istituzione universitaria l'estate diventa caldo, noia, noia, noia, caldo, libri, fotocopie, cazzi, mazzi, sonno, letto. Evvabbè ci tocca e lo facciamo. Eppure, in questa calda notte di San Lorenzo, è impossibile non tenere il naso all'insù e contemplare il magnificente spettacolo del pianto di stelle pascoliano, a menoché non si preferisca la solita navigata notturna in internet per venire a visitare questo caro blog, nel quale, ecceziunalmente, è possibile incontrarsi con l'altra categoria che non passerà la serata a scrutare il cielo: le stelle! (se siete curiosi di sapere qual'è il vostro profilo migliore visti dalle stelle vi consiglio di dare subito un'occhiata)
Ciò detto, mentre qui dietro continua la processione della Madonna, vi lascio con qualche riflessione su un'altra donna, che in realtà è due donne o forse più, oppure è una prigione, ma per ora limitiamoci a queste due poi un domani chissà! Ecco a voi... Due Donne (Una Prigione)
Ciò detto, mentre qui dietro continua la processione della Madonna, vi lascio con qualche riflessione su un'altra donna, che in realtà è due donne o forse più, oppure è una prigione, ma per ora limitiamoci a queste due poi un domani chissà! Ecco a voi... Due Donne (Una Prigione)
I.
Tu sei il fantasma di cose
Che non esistono più
Sei rottami di ricordi
Frammenti di circuiti
Vomitati dalla discarica del cuore
Tu sei i ruderi di una torre
In cui morirono le promesse
La ruota spezzata
Di legno dorato
Della carrozza dei sogni.
Ho bisogno di trascendere
Di fuggire da una prigione
Che ha occhi, non pareti,
Trovare una dimensione
O svanire
Nell'umido delle tue porte
Avvelenate d'Amore.
II.
Dev'esserci ancora
Sotto la tua elastica pelle,
Capelli di seta, l'abito turchese,
Una cella che ha per sbarre
Le tue ossa,
Dove nascondi, sacello malato,
La donna che eri.
Lei, lei viene
Per il piacere
Viene per me,
Viene da te,
Apri la sua gabbia
Lasciala andare
Lei mi saprà stanare
Allora potrai, tesoro,
Stringermi per sempre
Tra le tue ossa,
Darmi in pasto
Alla tua rabbia.
sabato 28 luglio 2012
Lo scugnizzo dell'Ammmore
Finalmente torno a scrivere sul blog, ho trascurato fin troppo la mia criatura, rischiando così di stroncare la sua florida esistenza! Purtroppo in questi oscuri tempi di crisi le cose da fare sono tante e bisogna ahimé non solo fare una selezione delle cose che sono importanti e quelle che non lo sono, ma anche tra quelle importanti bisogna dedicarsi a quelle che hanno una scadenza e quelle che "possono aspettare", il blog a malincuore è finito in questa seconda categoria ma, anche se le scadenze sono veramente tante, ogni tanto bisogna anche infischiarsene. Così faccio una volta tanto, anche se posso solo scrivere queste poche righe, vi lascio questa mia piccola poesia, certe cose, certe parole possono sembrare trite e ritrite, ma non si possono mai dare per scontato. E allora vi mando un bacio e vi lascio a... Ti bacio.
Ti bacio,
Dopo tanti anni
E un fremito familiare
di antichi tesori
perduti
appena ritrovati
Io sento.
Ti bacio,
E il vecchio blues
Per farmi addormentare,
Che non sapevo cantare,
Ancora non ha parole
Solo note.
Ti bacio,
E le domeniche dai nonni
Nei più felici tra gli anni,
I loro visi come di cretto
Nel secco fango
Io piango.
Ti bacio,
E la capsula del tempo
Nella vecchia cassapanca
Delle vecchie cianfrusaglie
Mi conduce in un momento
Rapito dall'eternità.
venerdì 22 giugno 2012
Tutto
Sortita sul blog rapida, sebbene il mio piccolo spazio meriti molte più attenzioni, purtroppo tra impegni e shampi che rendono inaspettatamente ciechi, sono costretto a queste apparizioni fugaci come fugace è una piccola poesia che mi sta molto a cuore.
A presto!!!
A presto!!!
Il tasto bianco che
Contiene ogni melodia
Nel silenzio risuona
D’incredibile
pienezza
Tutto
venerdì 4 maggio 2012
La radiazione residua (Il Fiore del futuro)
Non visito il mio blog, non scrivo (ne qui ne altrove) da...due mesi? E devo dire che non ho mai visto questi miei piccoli Intermezzi tanto frequentati, con sgomento immane annunzio solennemente la distruzione della soglia delle 3000 visite, segno che questa mia piccola creatura gode di vita autonoma da quella del suo creatore e di questo vi ringrazio! La mia gioia è paragonabile solo a quella di mamma lucertola che vede diventare grandi i figli nati dalle uova che non ha mangiato!
![]() |
| La mia espressione nell'apprendere le statistiche del blog |
![]() |
| Ed eccola lì mamma lucertola, mentre vede l'appressarsi della maturità dei pargoli |
Naturalmente fa anche un po' impressione pensare che tutto questo accadeva sotto i miei occhi, forse troppo distanziati tra loro, ognuno impegnato a guardare chissà dove e a tralasciare ciò che si ha davanti, se a questo aggiungiamo che le lucertole hanno gli occhi sulle tempie il ribrezzo è inevitabile...
Ma basta parlare di rettili! Parliamo un po' di come è trascorso il tempo, di cosa ci ha tenuto lontani da ciò che volevamo, di come si potrebbe "giustificare" il tempo passato a fare "qualcos'altro", alle volte sono gli impegni, altre i pensieri, altre ancora la malattia, nel mio caso può essere tutto questo, oppure la pigrizia: l'oscuro male di questa nostra epoca, un tempo conosciuto come dolce-far-niente, prima ancora come "l'insopportabile piacere dell'inane", oggi Fancazzismo.
No, non sono stato del tutto onesto con voi, o forse lo sono stato ma mi appresto a non esserlo con me stesso, però capitano delle volte in cui si hanno altri pensieri per la testa (chi mi conosce può aver sentito spesso questa frase, ultimamente) che conducono ad altri e ben più nobili scopi le altissime vette del pensiero, lasciando quel che resta di noi e del nostro tempo a sforzarci di far le cose che ci interessano con la radiazione residua dell'attività cerebrale o, più probabile, a giacere inermi e (ancora) inàni nella tipica posa di mamma lucertola (di nuovo lei) che aspetta di ricaricare le pile al sole,
Dico tutto questo perché infondo voglio solo scusarmi con voi e (soprattutto) con me stesso, per non aver scritto tutto quello che ho immaginato (comunque poco), e perché spesso, anche nelle cose che più amiamo, abbiamo bisogno di costrizioni. "Io mica ti costringo" dicono le fanciulle agli spasimanti (anche se li costringono eccome), e invece no! Bisogna sempre costringersi! Per chi, come me, lo stress è la condizione fondamentale per svolgere qualsiasi cosa, è necessario porsi degli obblighi, per non soccombere alla noia, per non rimanere, come mamma lucertola, ad attendere il sole.
Concludo questo nuovo post con qualche verso che ho messo insieme la settimana scorsa, giusto perché non sono stato proprio inàne inàne
Parafango ammaccato,
Cartellone falciato,
Gioielli di cerchioni
Al collo d'asfalto.
Camminano sul ciglio
Col sole a taglio
Corona di lamiera
Portano i fedeli
Con fede sincera
Intonano lamenti,
Robotici pentimenti,
Diretti, come sciame
Al fiore che nasce sul catrame
Ciappe di carbonio
E Aghi d'acciaio,
Granata a frammentazione
Il frutto maturo
Del fiore del futuro
lunedì 5 marzo 2012
Verseggiamenti bisestili
Questa roba risale a giorno 29 febbraio (lo specifico) 2012: una data da far accapponare la pelle e da far schiumare di un umore verdognolo il bordo della bocca del più navigato numerologo. 29 febbraio... vogliamo scherzare? Non esiste nulla di più assurdo di una data come questa, gente che fa il compleanno una volta ogni quattro anni!!! E per giunta del fatidico duemileddodicichecidevefinireilmondo. Se sopravviviamo a questo si può sopravvivere anche ad una nuova ondata di Neo-nazisti che cercano di sterminare i vampiri e noi si è proprio vampiri!
Ad ogni modo... il mistero di questa data si infittisce se consideriamo il fatto che in tale stravagante data ho ripreso in mano una penna, sia metaforo-metonimicamente (dato che non scrivevo da parecchio, soprattutto poesia), sia letteralmente (visto che in genere scrivo nemmeno su uòrd ma su open-offìs). Cose altrettanto strane sono l'argomento della poesia, gli schemi numerologici che ho cercato (e trovato) su questi vesti (e che custodirò nel mio quaderno segreto e li rivelerò solo alla mia morte) e, non ultimo, il fatto che sto scrivendo oggi (4 marzo) ma che pubblicherò chissà quando (novità assoluta per questo blog su cui scrivo di getto). Signore e signori... a voi!
P.s. dimenticavo che qui avete anche il link del mio ultimo pezzo per 60 pezzi
Un bacio maledetto
alla bocca sinusoide
che compenetra il perfetto
cerchio delle labbra
più infedeli
Inadatte al tradire
gli amanti uguali
maschere di vita,
trionfi di tutti i mali.
Intorbidi le menti,
guarisci i dolori,
rimescoli sentimenti
in grigi multicolori.
E ricordo il torpore
del risveglio dal viaggio,
la fiacchezza ed il dolore
di chi torna dal miraggio
del sepolcro di Salomone.
Ad ogni modo... il mistero di questa data si infittisce se consideriamo il fatto che in tale stravagante data ho ripreso in mano una penna, sia metaforo-metonimicamente (dato che non scrivevo da parecchio, soprattutto poesia), sia letteralmente (visto che in genere scrivo nemmeno su uòrd ma su open-offìs). Cose altrettanto strane sono l'argomento della poesia, gli schemi numerologici che ho cercato (e trovato) su questi vesti (e che custodirò nel mio quaderno segreto e li rivelerò solo alla mia morte) e, non ultimo, il fatto che sto scrivendo oggi (4 marzo) ma che pubblicherò chissà quando (novità assoluta per questo blog su cui scrivo di getto). Signore e signori... a voi!
P.s. dimenticavo che qui avete anche il link del mio ultimo pezzo per 60 pezzi
Un bacio maledetto
alla bocca sinusoide
che compenetra il perfetto
cerchio delle labbra
più infedeli
Inadatte al tradire
gli amanti uguali
maschere di vita,
trionfi di tutti i mali.
Intorbidi le menti,
guarisci i dolori,
rimescoli sentimenti
in grigi multicolori.
E ricordo il torpore
del risveglio dal viaggio,
la fiacchezza ed il dolore
di chi torna dal miraggio
del sepolcro di Salomone.
domenica 4 marzo 2012
4 marzo 2012
Non voglio dilungarmi troppo, non voglio ripetere cose che sono già state dette fino alla nausea dai tanti "agiografi" e novellatori televisivi, cresciuti come funghi o - per meglio intonarsi con l'ambiente di Intermezzi - sbucati fuori come lumache dopo il temporale. Tanta è la voglia di dire la propria - l'apparire in tv, chiaramente, è conseguenza del tutto circostanziale - sull'inaspettata scomparsa del Grande Lucio e per Grande intendo Dalla.
L'intenzione di questo post non è ne criticare ne tantomeno ricostruire la vita di questo "ultimo grande giocoliere della musica italiana" come qualcuno l'ha felicemente chiamato, vorrei piuttosto ricordare con le sue canzoni il contributo che, attraverso le stesse, ha dato a chi in questo momento si trova a scrivere su questo blog. Poco importa se queste parole e queste note si perderanno nel vasto mare delle consacrazioni postume che inonda schiumoso le coste dei mezzi di comunicazione, quel che importa è ricordare come l'opera di un uomo lo mantenga vivo al di là degli anni che ha vissuto, come le sue parole vadano ben oltre il momento in cui le ha pensate, scritte e pronunciate.
Ho scelto quattro canzoni che, badate bene, non sono la colonna sonora di una vita, cliché quanto mai abusato, - vorrei vedere quanti di quelli che hanno detto questa frase ascoltavano abitualmente la musica di Dalla- ma sono parti essenziali di ricordi e momenti che vanno da "l'altra sera, in macchina, cazzeggiando in allegria" fino a ricordi "preistorici" da prima infanzia; in quest'ordine ve le propongo, e scusate se, per caso ci sono in mezzo delle grandi canzoni.
L'intenzione di questo post non è ne criticare ne tantomeno ricostruire la vita di questo "ultimo grande giocoliere della musica italiana" come qualcuno l'ha felicemente chiamato, vorrei piuttosto ricordare con le sue canzoni il contributo che, attraverso le stesse, ha dato a chi in questo momento si trova a scrivere su questo blog. Poco importa se queste parole e queste note si perderanno nel vasto mare delle consacrazioni postume che inonda schiumoso le coste dei mezzi di comunicazione, quel che importa è ricordare come l'opera di un uomo lo mantenga vivo al di là degli anni che ha vissuto, come le sue parole vadano ben oltre il momento in cui le ha pensate, scritte e pronunciate.
Ho scelto quattro canzoni che, badate bene, non sono la colonna sonora di una vita, cliché quanto mai abusato, - vorrei vedere quanti di quelli che hanno detto questa frase ascoltavano abitualmente la musica di Dalla- ma sono parti essenziali di ricordi e momenti che vanno da "l'altra sera, in macchina, cazzeggiando in allegria" fino a ricordi "preistorici" da prima infanzia; in quest'ordine ve le propongo, e scusate se, per caso ci sono in mezzo delle grandi canzoni.
A queste, come a tutte le cose dell'infanzia, tengo particolarmente
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